Cottura sottovuoto, come si fa e a cosa serve

La cottura sottovuoto tra le sue origini nel 1700 circa. Ha dunque radici molto lontane da noi, ma è arrivata ai giorni nostri dopo essere stata recuperata verso gli anni ‘60 del Novecento e dopo essere anche rimasta a lungo inutilizzata se non in pochi contesti.

Va detto che anche oggi la cottura sottovuoto non è usatissima dalle persone comuni, se non altro perché si tratta di una tecnica di cottura che necessita di diverso tempo. Non è dunque adatta a tutti, ma solo a chi può beneficiare di tempo per la sua gestione.

Niente di complicato, ma molto più “slow” di altre tecniche di cucina. Ecco perché invece ben si presta per la cucina dei ristoranti, perché molto buono ne è il risultato.

Per cucinare sottovuoto servono i sacchetti appositi per il vuoto, dentro i quali vengono messi i cibi insieme ai loro condimenti – sale, olio, spezie varie compresi – pronti per la cottura, che può avvenire in diversi modi, anche complementari fra loro.

Viene cotto dunque tutto insieme nel sacchetto: possono essere utilizzati il forno a vapore o in pentola, con acqua calda ad una temperatura che può variare i 50 e i 100 gradi centigradi e non oltre.

Il grande vantaggio di questa tecnica di cottura è che lascia intatte le proprietà nutrizionali degli alimenti; ma c’è anche un altro motivo e cioè quello che con la cottura sottovuoto i cibi più delicati non si rovinano, sfaldandosi come può avvenire per ortaggi e verdure quando a contatto con l’acqua calda. Inoltre il sacchetto può essere aperto e la cottura può terminare in altri luoghi come il forno o la padella, per magari far formare una buona crosticina. L’altro vantaggio è che non sono necessarie particolari attrezzi ed è accessibile, quindi, davvero a tutti ed è molto importante.

Quindi… che aspetti a provarla?