L’uso dei blocchi laterizi nell’edilizia

Versatile ed economico, robusto e refrattario, realizzato con materia prima facilmente reperibile (argilla), lavorabile e caldo nell’aspetto, umile e decorativo: queste le caratteristiche del laterizio, un elemento che accompagna l’umanità nel suo percorso costruttivo da oltre 5000 anni.  Con la sua forma elementare di semplice parallelepipedo è il testimone di ogni epoca, una presenza costante nella storia dell’architettura grazie alle sue infinite composizioni formali. La sua durabilità, il suo potere isolante, la sua economicità e resistenza meccanica, l’hanno reso un materiale fondamentale in campo edile, in quanto possiede determinate caratteristiche difficilmente riscontrabili in altri prodotti.

L’uso dei blocchi laterizi per la costruzione degli edifici ha origini molto antiche. Le tecniche costruttive e le caratteristiche del materiale sono numerose e variano a seconda dei tempi storici, delle località geografiche e della tecnologia a disposizione. Le abitazioni tradizionali in laterizio si trovano soprattutto nelle regioni in cui la natura offre un’ampia scelta della sua materia prima, ovvero l’argilla. Gli usi del mattone vanno dalle murature portanti ai tramezzi, dagli archi alle volte o cupole, dai solai alle coperture. Il blocchetto, quale forma tradizionale del mattone pieno, è un parallelepipedo di dimensioni modulari, per favorirne l’assemblaggio mediante malte (calcestruzzo di calce o cemento).

Il laterizio più usato per le case antisismiche è quello porizzato, caratterizzato da moltissimi pori chiamati alveoli. Questo mattone si ottiene con l’aggiunta di alleggerenti, cioè farine o polistirolo espanso. I mattoni così ottenuti hanno un’ottima resistenza antisismica, sono più leggeri e garantiscono un migliore isolamento termico. Al giorno d’oggi i laterizi vengono utilizzati per la maggior parte del tempo in ambito di edilizia privata, soprattutto per la ristrutturazione di vecchie ville o casali di campagna. I laterizi, derivando da materiali naturali e prestandosi ad essere riciclati nel loro stesso processo produttivo, sono per loro natura classificabili come materiali ecosostenibili.